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Radio. PNAF DAB. Natucci (Dab Italia): ottimo lavoro, ma pronti a reagire contro trappole burocratiche. Mise potrà aumentare numero operatori

Fonte: https://www.newslinet.com/radio-pnaf-dab-natucci-dab-italia-ottimo-lavoro-ma-pronti-a-reagire-contro-trappole-burocratiche-mise-potra-aumentare-numero-operatori/

 

Natucci (DAB Italia): La Radio come sempre arriva ultima, ma mai troppo tardi. Ora si apre la fase di attuazione: non accetteremo tentativi dilatori di nessun tipo e da nessuna parte possano provenire. Il Mise ha ancora tempo per migliorare il nostro patrimonio di frequenze VHF da destinare al DAB. Dopo la concessione ognuno dovrà, con serietà e professionalità, costruire le proprie reti nel pieno rispetto delle norme contenute nel Piano. Il Piano DAB deve sfuggire alle trappole burocratiche: se dovessimo renderci conto che la road map si sta inceppando, ci rivolgeremo al Governo nella sua interezza e al Parlamento. Comunque il Mise ha ancora tempo per migliorare il nostro patrimonio di frequenze VHF da destinare al DAB, speriamo presto di poter ampliare il numero degli operatori di rete.

 

L’opinione di DAB Italia

Prosegue la pubblicazione dei commenti e delle valutazioni al Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze per il DAB da parte dei principali player del mondo radiofonico italiano. Dopo gli interventi di Vincenzo Dolce, presidente di MAVE (Media Audiovisivi Europei), di Marco Cavestro, consulente tecnico indipendente e di Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5, oggi è la volta di DAB Italia e del suo responsabile Sergio Natucci, con cui avevamo parlato della questione anche in occasione di un’intervista a luglio 2022. Che mette in guardia: non accetteremo trappole burocratiche.

 

Ventuno anni di attesa

(Newslinet) – Finalmente abbiamo un piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il servizio DAB…

(Stefano Natucci) – Abbiamo atteso, meglio dire abbiamo lottato per ventuno anni, non un giorno! Oggi con soddisfazione abbiamo ottenuto un riconoscimento concreto. La Radio come sempre arriva ultima, ma mai troppo tardi.

 

Pronti a pianificare

Con il piano si stabilizza il sistema, la decisione di Agcom permette di pianificare lo sviluppo delle reti e dei servizi in un quadro normativo finalmente definito che può dare certezza agli investimenti degli operatori. Adesso si apre la fase di attuazione, non accetteremo tentativi dilatori di nessun tipo e da nessuna parte possano provenire!

 

Insostituibilità della rete…FM

(NL) – Però è un piano provvisorio…

(S.N.) – Grazie alla correttezza e trasparenza dell’Autorità abbiamo un Piano, è stato definito “provvisorio” ma completo, attuabile e sostenibile. Una definizione che fa chiarezza anche sulla insostituibilità della rete FM e sulle procedure che la riguardano. Non ci saranno, non ci possono essere né tagliole né fughe in avanti.

 

Stallo adriatico

Tornando alla domanda: si può sempre fare di meglio, di solito chi lo dice non riesce con realismo ad apprezzare l’importanza del passo avanti. Certo, è indubbio, se il Mise avesse concluso positivamente l’accordo adriatico… ma dopo quasi tre anni e l’evidente attuale stallo, questa è ed era l’unica strada per il digitale radiofonico. Con la conclusione del refarming ogni ritardo sarebbe stato a dir poco inaccettabile. Se si vuole la luna per poi chiedere anche le stelle, allora tutto cambia.

 

Spazio per evoluzioni

Comunque il Mise ha ancora tempo per migliorare il nostro patrimonio di frequenze VHF da destinare al DAB, speriamo presto di poter ampliare il numero degli operatori di rete. Credo che con determinazione dobbiamo affrontare e risolvere ogni criticità. Indietro certo non si torna.

 

650 mila dossier

(NL) –  Ora si tratta di attuare quanto pianificato da Agcom. Non sarà facile…

(S.N.) – Se non vado errato si tratta di esaminare circa 650 mila dati. La delibera è stata pubblicata il 4 agosto, occorre tempo per lavorarci, per capire bene quale impatto abbiano sulle nostre strutture di rete.

 

Ginevra 06

Il Piano Agcom, occorre ricordarlo, è stato realizzato in base a Ginevra 06 con le risorse destinate all’Italia. Sono certo che ci sarà la massima collaborazione sia con la FUB sia con il Mise.

 

Dal pianificare al fare

(NL) – Il Mise dovrà pubblicare i bandi di assegnazione dei diritti d’uso. Da una nostra prima analisi difficilmente tutti i consorzi saranno accontentati, quantomeno nelle zone critiche.

(S.N.) – Voglio essere ottimista. Immagino procedure rapide da parte dei richiedenti e del ministero. Gli operatori locali credo che saranno pronti, mi riferisco in particolare a quelli già correttamente autorizzati secondo le norme della delibera Agcom 664/09/CONS. Non vedo ostacoli per le procedure di concessione dei diritti d’uso per i nazionali da oltre un decennio titolari dei diritti. Successivamente ognuno dovrà con serietà e professionalità costruire le proprie reti nel pieno rispetto delle norme contenute nel Piano.

 

Nessun switch-off FM

(NL) – D’accordo, ma se ci fosse qualcuno che resta senza diritti d’uso?

(S.N.) – Intanto vediamo se si verificherà questa previsione, in quale zona e l’eventuale l’entità del fenomeno. In seconda battuta è opportuno ricordare che, diversamente dal settore televisivo, non c’è alcuna previsione di switch-off, le reti FM restano intatte nella loro efficienza di servizio. Noi dobbiamo sostenere il Mise per la positiva conclusione del “Tavolo adriatico”.

 

Sfuggire alle trappole burocratiche

(NL) – Tempi di conclusione della procedura? Taluni osservatori ipotizzano quelli del refarming tv, viste le tante tappe burocratiche…

(S.N.) –  I gufi sono sempre in agguato, soprattutto di notte… Il Piano DAB deve sfuggire alle trappole burocratiche. Se dovessimo renderci conto che la road map si sta inceppando, ci rivolgeremo al Governo nella sua interezza e al Parlamento. Mi pare di aver riscontrato molta attenzione per il settore radio e per l’evoluzione del sistema verso il DAB. Di giorno, alla luce del sole, i gufi non fanno mai danni!

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Radio. PNAF DAB, valutazioni operatori. Lorenzo Suraci (RTL 102.5): fino alla fine abbiamo temuto colpo di mano. Le locali hanno perso troppo tempo

Fonte: https://www.newslinet.com/radio-pnaf-dab-valutazioni-operatori-lorenzo-suraci-rtl-102-5-fino-alla-fine-abbiamo-temuto-colpo-di-mano-le-locali-hanno-perso-troppo-tempo/

 

Lorenzo Suraci (RTL 102.5): fino all’ultimo abbiamo temuto un beffardo colpo di mano sul PNAF DAB. Per i PDV potrebbero esserci delle problematiche, considerato che le soglie di protezione sono molto restrittive e i punti individuati sono tanti, sia in territorio italiano che all’estero.
Beauty contest per le locali? Fino ad oggi hanno voluto scegliere le scorciatoie, facendosi autorizzare dal Ministero in via sperimentale. Avrebbero dovuto, invece, non sprecare tempo e lavorare da subito per strutturare i consorzi e adeguarli alle norme previste dal regolamento dell’Autorità, nel caso partecipando anche a dei beauty contest e ciò al fine di ottenere delle autorizzazioni stabili, non temporanee.

 

L’opinione del precursore del DAB nazionale, Lorenzo Suraci

Prosegue la pubblicazione dei commenti e delle valutazioni sul Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze per il DAB pubblicato nei giorni scorsi da Agcom da parte dei principali player del mondo radiofonico italiano. Dopo gli interventi di Vincenzo Dolce, presidente di MAVE (Media Audiovisivi Europei) e di Marco Cavestro, consulente tecnico indipendente, ecco quanto afferma il presidente e fondatore della prima radio nazionale, Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5, precursore del DAB nazionale.

 

Fino all’ultimo abbiamo temuto un beffardo colpo di mano

(Newslinet) – Soddisfatti del PNAF?


(Lorenzo Suraci) – Da parte nostra c‘è davvero grande soddisfazione; ma anche da parte dell’intero settore, considerato che attendavamo la pianificazione delle frequenze digitali dal lontano 2001. Non nascondo, però, che fino all’ultimo abbiamo temuto un beffardo colpo di mano.

 

Rischio slittamento

In prossimità dell’approvazione del Pianosi sono rincorse voci circa un possibile slittamento dei tempi e questo ci ha un po’ allarmati e per un attimo abbiamo sospettato potesse accadere quello che è già avvenuto la scorsa estate quando l’Autorità era pronta ad emanare il piano Dab+ e poi tutto si è bloccato per le problematiche ormai note e che tuttora sono irrisolte.

 

Ma colpi di scena non sarebbero stati tollerati

Abbiamo affrontato tante battaglie in questi anni per arrivare ad una pianificazione e se ci fossero stati altri colpi di scena di natura politica, sicuramente questa volta il settore avrebbe reagito con ancora più determinazione rispetto al passato.

 

Accordi internazionali, punto dolente

(NL) –  Agcom ha lavorato bene?

(Lorenzo Suraci) –  L’Autorità  – e noi lo abbiamo riconosciuto in più di qualche circostanza – ha fatto un grande lavoro e soprattutto con grande trasparenza nei confronti di noi operatori se consideriamo, inoltre, tutte le difficoltà che ci sono state. Naturalmente, se fossero stati portati a termine dal Mise anche gli accordi internazionali con i Paesi esteri della fascia adriatica sicuramente l’Agcom avrebbe potuto fare meglio, potendo contare su parco frequenze più ampio, ma ciò che è stato prodotto per noi è più che accettabile. Adesso vogliamo solo guardare avanti e cioè all’attuazione del Piano.

 

Un punto fermo in una situazione economica incerta

Oggi abbiamo tre reti nazionali pianificate interamente con risorse esclusive dell’Italia, risorse coordinate che ci garantiscono stabilità e finalmente ci consentiranno di procedere con un’attività di capillarizzazione del servizio su tutto il territorio nazionale. Ovviamente ci sarà un grande lavoro tecnico da fare e tante risorse economiche da investire in un quadro economico generale non proprio positivo. 

 

Consolidare gli investimenti

Tuttavia, vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno. Per fare impresa è fondamentale avere delle prospettive e delle certezze sui tempi. Sul DAB queste due condizioni, nonostante le nostre ripetute richieste, fino ad oggi sono sempre mancate. Adesso, invece, gli editori radiofonici hanno qualche certezza in più: possono consolidare gli investimenti fatti e programmare quelli futuri, sperando che sia l’ultima risintonizzazione della rete.

 

5° cambio di frequenze

Non dimentichiamoci, infatti, che questa è la quinta volta che noi operatori nazionali migriamo la rete diffusiva su altre frequenze, con costi totalmente a carico nostro. Adesso che la musica è cambiata, speriamo anche che sia l’ultima. 

 

PDV: la chiave è la collaborazione

(NL) – Nel processo di attribuzione dei diritti d’uso DTT la difficoltà maggiore è stata il rispetto dei punti di verifica (PDV), con operatori bocciati in sede di domanda. Rischia anche la Radio?

(Lorenzo Suraci) – E’ un po’ prematuro esprimerci, perché la delibera dell’Autorità con i relativi PDV è stata pubblicata solo da qualche giorno, il 4 agosto, e richiede un grande lavoro tecnico.

 

Rischi ci sono

Tuttavia, da una preliminare analisi non possiamo escludere che possano esserci delle problematiche considerato che le soglie di protezione sono molto restrittive e i punti individuati sono tanti, sia in territorio italiano che all’estero, ma sino ad oggi c’è stata collaborazione con le nostre Istituzioni e siamo certi che risolveremo le criticità che man mano si presenteranno.

 

Beauty contest inevitabile per le locali che hanno perso tempo negli anni

(NL) – Non tutte le zone paiono disporre di sufficienti risorse frequenziali. Pensi occorrerà ricorrere ai beauty contest?

(L.S.)  Questo è un problema che riguarda esclusivamente il settore locale. Le regole di gioco sono note dal 2009 cioè da quando l’Autorità ha emanato il regolamento di avvio delle trasmissioni in tecnica digitale, e che i consorzi locali debbano partecipare a delle gare per l’assegnazione dei diritti d’uso non è una novità, ma è cosa risaputa dal 2016.

 

Scorciatoie

Fino ad oggi hanno voluto scegliere le scorciatoie, facendosi autorizzare dal Ministero in via sperimentale. Avrebbero dovuto, invece, non sprecare tempo e lavorare da subito per strutturare i consorzi e adeguarli alle norme previste dal regolamento dell’Autorità, nel caso partecipando anche a dei beauty contest, e ciò al fine di ottenere delle autorizzazioni stabili, non temporanee.

 

Sinergie

Ad ogni modo, voglio essere fiducioso e mi auguro che riescano presto a riorganizzarsi, perché per il settore è importante che anche il comparto locale, insieme alla RAI, possa contribuire allo sviluppo e al consolidamento di questa tecnologia.

 

La delibera 664/09/CONS

(NL) – Quale futuro per i fornitori di contenuti nativi digitali?

(L.S.) – La delibera 286/22/Cons ha approvato il Piano DAB+, non ha sostituito la delibera 664/09/Cons. Quest’ultima, integrata con provvedimenti emessi negli anni successivi, disciplina la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche terrestri digitali. Questo significa che le regole c’erano nel 2009 ed esistono ancora oggi.

 

Nativi digitali non discriminati

Quindi, sulla base di questo regolamento, i fornitori di contenuti che non partecipano al capitale delle società consortili assegnatarie del diritto d’uso delle frequenze, potranno comunque accedere alla capacità trasmissiva di questi consorzi, con parità di trattamento rispetto alle emittenti socie degli stessi.

 

Work in progress

D’altra parte anche alcune emittenti nazionali hanno dovuto seguire questa strada e, nel tempo, sono stabilmente entrate nella compagine sociale del consorzio assegnatario dei diritti d’uso. In ogni caso, non dimentichiamo che il Mise sta ancora lavorando per concludere gli accordi internazionali con i Paesi Adriatici, quindi, a conclusione degli stessi potranno esserci altre risorse a disposizione e quindi ulteriori possibilità per i consorzi, perciò la situazione non può che migliorare.

 

Tempistiche diverse tra nazionali e locali

(NL) – Che tempi si possono prevedere per l’assegnazione dei diritti d’uso? Qualcuno parla di un anno…

(L.S.) – Non vedo pericoli in tal senso per il settore nazionale e sono certo che per noi accadrà molto prima. Abbiamo già delle reti operative su tutto il territorio nazionale e siamo assegnatari di autorizzazione e diritti d’uso, pertanto dobbiamo semplicemente migrare la nostra rete sulle nuove frequenze previste dai mux pianificati.

 

Problemi più evidenti per le locali

Il discorso è un po’ diverso per il comparto locale che negli ultimi mesi è stato caratterizzato da un forte dinamismo e interesse verso la tecnologia DAB. Proprio per questo motivo, mi auguro che il Ministero tenga conto delle peculiarità e anche delle difficoltà delle emittenti locali e possa essere collaborativo con loro per abbreviare, quanto più possibile, i tempi di rilascio dei diritti d’uso.

Pubblicato in News

Attivato sul mux “Publimed” (UHF 45) il canale “RadioTime” (LCN 394).

Ritorna dopo uno stop del digitale terrestre per i motivi tecnici legati al DVB-T2 adesso con un canale tutto suo RADIO TIME TV sul mux di Publimed lcn 394. Sul canale è presente anche una guida EPG ma che è in fase di test infatti riporta solo le scritte current e next.

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Radio. PNAF DAB, valutazioni operatori. Cavestro: procedura beauty contest inevitabile e potenze più basse del previsto per tutti

Fonte: https://www.newslinet.com/radio-pnaf-dab-valutazioni-operatori-cavestro-procedura-beauty-contest-inevitabile-e-potenze-piu-basse-del-previsto-per-tutti/

 

Marco Cavestro su Piano DAB: nazionali dovranno operare in MFN con 5/6 SFN, con rischi d’interferenze con le locali e difficoltà nelle commutazioni tra una frequenza e l’altra. Nei loro mux avrebbero potuto diffondere alcune superstation che coprono grossi bacini. Le locali al momento avranno scarsità di blocchi e interferenze reciproche: come conseguenza tutti dovranno operare con potenze inferiori al necessario e avranno problemi di progettazione degli impianti. La procedura di beauty contest sarà inevitabile per i consorzi locali. Serviranno altre reti di 2° livello, ma per ciò dovremo concludere gli accordi per la FM attraverso riduzioni di potenze. Uno schema potrebbe essere: – 3 dB per tutti; – 6 dB per gli impianti oltre gli 800 mt; – 10 dB per quelli oltre 1300 mt.

Prosegue la pubblicazione dei commenti e delle valutazioni sul Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze per il DAB, licenziato pochi giorni fa da Agcom, da parte dei principali player del mondo radiofonico italiano.
Dopo Vincenzo Dolce, presidente del reattivo sindacato di categoria di radio locali Media Audiovisivi Europei (MAVE), è la volta di Marco Cavestro, tra i primi responsabili tecnici di grandi gruppi editoriali radiofonici (Finelco e RTL 102.5), ad occuparsi di DAB in Italia dagli anni ’90. Con Cavestro avevamo discusso di DAB poche settimane fa, anticipando, in effetti, diversi aspetti che sarebbero poi stati confermati dal Piano Agcom.

 

Marco Cavestro

Nell’intervista precedente Marco Cavestro aveva affermato che con la liberazione della banda terza VHF il DAB avrebbe potenzialmente potuto ospitare anche 600 emittenti. Particolarmente interessante dunque verificare le sue reazioni al piano.

 

L’intervista

(Newslinet) –  Un primo commento a caldo.


(Marco Cavestro) – Finalmente dopo una lunga attesa è arrivato il piano, grazie alla liberazione della banda lll dalle televisioni. Da ora tutti dovranno organizzarsi e imparare a operare in DAB in modo serio.

 

Gli accordi adriatici mancati

Un po’ di tempo fa mi sarei aspettato che ai nazionali venissero assegnati tutti i blocchi del canale 12. Tuttavia, già da mesi, era chiaro chesenza la definizione dei famosi accordi internazionali, ciò non avrebbe potuto accadere.

 

Rischi di interferenze

(NL) –  Da quanto ci dicevi permangono alcune criticità. Quali?


(M.C.) – Le nazionali dovranno operare in MFN con 5/6 SFN, rischi d’interferenze con le locali e difficoltà nelle commutazioni tra una frequenza e l’altra.

 

Ipotesi promiscuità (da nessuno suggerita)

Oltretutto avrebbero potuto diffondere alcune superstation che coprono grossi bacini (nessuno stakeholder risulta avere proposto tale interessante soluzione durante le audizioni, ndr).

 

Scarsità di blocchi per le locali

Le locali al momento avranno scarsità di blocchi e interferenze reciproche: come conseguenza tutti dovranno operare con potenze inferiori al necessario e avranno problemi di progettazione degli impianti.
 

Come il DTT

(NL) – Sono prevedibili complicazioni analoghe a quelle che hanno afflitto il DTT?
 
(M.C.) – Certamente ora si dovranno fare progetti di rete accurati e accordi chiari con gli altri utilizzatori. Specialmente le locali, se vorranno continuare a splittare la pubblicità localmente.
 

Beauty prossimo venturo

(NL) – Il beauty contest sembra essere imprescindibile per i consorzi locali. Il Mise dovrà indire delle gare, visto che ci sono più consorzi che frequenze da assegnare….
 
(M.C.) – Penso che la procedura di beauty contest sia inevitabile, ma se nel frattempo si potessero chiudere alcuni accordi internazionali o pianificare dei blocchi con minore copertura la situazione potrebbe migliorare. Ovvio che gli accordi internazionali sembrano per ora vincolati da quanto accadrà in banda FM. Auspico che si possa trovare una soluzione, magari riducendo la potenza degli impianti FM.
 

Volare bassi

(NL) – Una riduzione volontaria?


(M.C.) – Faccio un esempio. Si potrebbe ipotizzare uno schema quale: – 3 dB per tutti; – 6 dB per gli impianti oltre gli 800 mt; – 10 dB per quelli oltre 1300 mt.

 

Reti di secondo livello?

(NL) –  Qualcuno potrebbe restare senza diritti d’uso?
 
(M.C.) – Potranno sempre chiedere spazio agli altri operatori ed attendere un piano di secondo livello.
 

A quando il via?

(NL)  – L’esperienza del DTT ci fa ipotizzare un assegnazione non prima dell’estate 2023.
 
(M.C.) – Certamente bisognerà attendere, specialmente per le procedure di beauty contest, ma in alcuni casi si potrebbe consentire agli operatori di modificare subito il blocco utilizzato.
 
(NL) – Cioè?
 
(M.C.) – I consorzi già attivi potrebbero trovare accordi sulle assegnazioni delle reti e procedere già alle modifiche in accordo con il Mise, liberando i blocchi non a loro destinati.
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Radio. PNAF DAB: le valutazioni degli operatori. Dolce (Mave): meglio evitare beauty contest, ma servirà integrazione consorzi

Fonte: https://www.newslinet.com/radio-pnaf-dab-le-valutazioni-degli-operatori-dolce-mave-meglio-evitare-beauty-contest-ma-servira-integrazione-consorzi/

 

All’indomani della pubblicazione da parte di Agcom dell’atteso Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze per il DAB, NL ospita una serie di interviste di commento da parte dei principali player interessati dall’evoluzione radiofonica digitale (enti esponenziali, consorzi ed editori nazionali).

 

Vincenzo Dolce

Il primo contributo che pubblichiamo è di Vincenzo Dolce, noto esponente radiofonico italiano (per anni nella Finelco di Alberto Hazan, editore di Radio 105, RMC, Virgin Radio), oggi presidente di Mave (Media Audiovisivi Europei), emergente sindacato di categoria molto attivo nell’ambito della radiodiffusione sonora in tecnica digitale.

 

La radio digitale passa da quella analogica

(Newslinet) – Agcom ha certamente svolto un ottimo lavoro, considerate le difficili premesse. Nondimeno, permangono alcune indubbie criticità.


(Vincenzo Dolce) – L’ottimo lavoro fatto dall’Agcom con le risorse attualmente disponibili è, a nostro avviso, un primo passo per la razionalizzazione dell’intero sistema dell’emittenza radiofonica. Come evidenziato dall’Autorità, che lo ha definito un piano provvisorio, l’elaborato è collegato al completamento delle attività di coordinamento internazionale, connesse a loro volta alla definizione del Piano FM, altro aspetto particolarmente delicato per il futuro delle emittenti locali analogiche.

 

Senza misure di sostegno impossibile il passaggio integrale dell’emittenza locale analogica al digitale

Infatti, allo stato dei fatti, senza misure di sostegno per il passaggio al digitale le stazioni locali difficilmente potranno procedere senza traumi all’indispensabile avvicendamento tecnologico. Il mercato attuale delle radio locali è circoscritto alla diffusione analogica e il consequenziale aumento della copertura non ne aumenterebbe i ricavi. La stessa problematica l’avranno anche le emittenti strutturate su base regionale, che negli anni hanno potuto differenziare le aree inserendo pubblicità areale.

 

Il rischio dei PDV

(NL) – Nel processo di attribuzione dei diritti d’uso DTT la difficoltà maggiore è stata il rispetto dei PDV. Molti progetti, anche di player di rango nazionale, sono stati bocciati dalla FUB. E’ prevedibile un analogo rischio per il DAB?


(Vincenzo Dolce) – Il rischio sussiste e dipenderà da una parte dalla capacità progettuale dei consorzi di emittenti di elaborare soluzioni rispettose dei rigidi vincoli di segnale (i PDV, punti di verifica). Certamente dovremo dimenticarci potenze importanti: le reti DAB, per rispettare i PDV, dovranno utilizzare impianti di bassa potenza e sistemi radianti molto concentrati.

 

La vicenda dei mezzi mux del DTT potrebbe essere uno spunto per il DAB

(NL) – Ora la palla passa al Mise per la stesura e la pubblicazione dei bandi. Difficile che tutti i consorzi locali esistenti possano ottenere diritti d’uso nelle zone a bassa disponibilità di risorse frequenziali. Inevitabile quindi la procedura del beauty contest.


(VD) – Trattandosi di una fase transitoria, sarebbe preferibile evitare la soluzione del beauty contest che, per definizione, porterebbe a delle esclusioni. Piuttosto sarebbe preferibile l’obbligo di condivisione dei diritti d’uso tra consorzi esistenti, come del resto attuato nel DTT coi cosiddetti “mezzi mux”. Così si eviterebbe l’esclusione elle emittenti socie di consorzi non collocati utilmente. Se lo scopo è dare un futuro alla radiofonia italiana, esso va costruito insieme. Anche perché i consorzi sono strutturati come operatori di rete e devono ad ogni modo garantire indirettamente anche il lavoro delle piccole aziende tecniche locali che li dovranno supportare nello sviluppo e nella pianificazione operativi.

 

Ruolo nativi digitali molto attivi va preservato

(NL) – Andrà tenuto conto della presenza (ormai consolidatasi) dei nativi digitali in ambito locale…


(VD) – Nell’esperienza fatta attraverso i consorzi che abbiamo supportato, i nuovi fornitori sono stati di notevole aiuto alla sperimentazione del DAB (e per nuovi fornitori ricomprendo anche i concessionari analogici che hanno ampliato le loro aree di servizio). Entrambe le tipologie di soggetti hanno dato la possibilità agli utenti di ascoltare il loro prodotto ricavandone solo notorietà, a fronte di investimenti tecnologici e qualitativi. Paradossalmente i nativi digitali sono maggiormente preparati ad investire rispetto ad una emittente analogica in quanto non hanno il peso dei costi dei diffusori FM. Per tali soggetti prevederei un beauty contest riservando delle capacità per i nuovi soggetti.

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